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Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19 - I Trimestre 2021: riattivazione di infezioni latenti


Le infezioni latenti sono causate da virus che restano nella cellula ospite senza causare la patologia e possono permanere in tale stato per molto tempo, a volte anche per anni, finché uno stimolo a carico del sistema immunitario non ne determina la riattivazione.

I più noti agenti virali in grado di restare latenti nell’organismo umano sono i virus dell’Herpes Simplex di tipo 1 e 2, il virus della Varicella / Zoster e quello della Mononucleosi infettiva, i quali, dopo una prima infezione durante la quale il patogeno penetra nel nostro corpo, restano quiescenti all’interno di specifiche cellule bersaglio e possono riattivarsi in specifiche condizioni, determinando una patologia da riattivazione.
Gli esatti meccanismi biologici alla base di questa latenza non sono del tutto noti e possono dipendere sia da fenomeni di tolleranza da parte del nostro sistema immunitario che da strategie specifiche dei virus.

L’esempio più noto è quello dell’infezione virus varicella-zoster ( VZV ) che, dopo l’infezione primaria denominata varicella, molto frequente in età pediatrica, rimane latente a livello dei gangli spinali annessi alle corna posteriori del midollo spinale. La riattivazione di questo virus avviene solo nel 10-20% delle persone che hanno avuto la varicella, soprattutto in età avanzata ed è responsabile dell’herpes zoster ( volgarmente noto come fuoco di Sant’Antonio ). L’herpes zoster rappresenta la patologia da riattivazione dell’infezione da virus varicella-zoster e può insorgere spontaneamente o in relazione a traumi fisici e psichici, febbre e alcune patologie o terapie che inducono immunodepressione o comunque, una modulazione del sistema immunitario ( ad esempio, diabete, infezione da HIV, terapie prolungate con cortisone o immunosoppressori ).
In tempi più recenti, sono descritti anche casi di riattivazione di virus varicella-zoster durante infezione da SARS-CoV-2, probabilmente a causa della riduzione dei linfociti, in particolar modo dei cosiddetti linfociti CD4+ indotta dal virus del COVID-19. Il tempo mediano descritto tra la diagnosi di COVID-19 e l’insorgenza di herpes zoster è di circa 5.5 giorni.

Rarissimamente, alcuni casi di riattivazione di infezioni virali latenti sono stati descritti anche in relazione temporale con le vaccinazioni in generale ma, allo stato attuale delle conoscenze, non vi sono evidenze conclusive sul ruolo causale dei vaccini.
Più in dettaglio, sono stati riportati in letteratura circa tre casi di riattivazione di virus erpetico dopo l’immunizzazione con vaccini inattivati di influenza, epatite A e rabbia / encefalite giapponese ed un solo caso di riattivazione di virus varicella-zoster dopo immunizzazione con vaccino anti-COVID-19 inattivato in un paziente di 78 anni.

Analisi dei dati

Nel periodo considerato sono presenti 279 segnalazioni contenenti termini preferiti riferibili ad infezioni virali, di cui 272 valutabili ai fini dell’analisi dopo esclusione dei duplicati e dei casi di infezioni di altra natura o insorte prima della vaccinazione, con un tasso di segnalazione di 2.9 casi ogni 100.000 dosi somministrate.
Duecentodieci segnalazioni ( 77.2% ) hanno interessato donne e 59 ( 21.6% ) uomini; in 3 casi ( 1.1% ), il sesso del paziente non è stato specificato. L’età media è risultata di 50.3 anni, con la maggior parte dei pazienti appartenente alla fascia di età inferiore a 65 anni ( n=233; 86.0% ) e la minor percentuale di età uguale o superiore a 65 anni ( n=38; 14.0% ). La maggior parte delle segnalazioni sono state effettuate da un operatore sanitario ( n=228, 83.9% ) e solo in minor misura da cittadino / paziente ( n=44, 16.1% ).

Come atteso in relazione al numero di dosi somministrate, la maggior parte di queste segnalazioni di sospetto evento avverso si sono verificate in relazione al vaccino Comirnaty ( n=231; 85% ), con un tasso di segnalazione di 3.3 casi ogni 100.000 dosi somministrate, prevalentemente a seguito della prima dose ( n=137, 59.5% ) ed in minor misura dopo la seconda dose ( n=87, 37.5% ).
Più raramente, sono state osservate dopo vaccino Vaxzevria ( n=34, 1.,4% ), con un tasso di segnalazione di 2.1 casi ogni 100.000 dosi somministrate e dopo vaccino Moderna ( n=7, 2.6% ), con un tasso di segnalazione di 1.6 casi ogni 100.000 dosi somministrate, tutti a seguito alla somministrazione della prima dose.

Indipendentemente dalla tipologia di vaccino, la quasi totalità delle segnalazioni si riferisce ad infezioni di natura erpetica ( n=270; 99.3%; età media 50.4 anni ).
Il virus dell’Herpes simplex è quello più frequentemente coinvolto in queste segnalazioni ( n=179; 66.3 % ), seguito da Herpes Zoster ( n=90; 33% ).
Nella maggior parte di questi casi, l’evento è insorto dopo 1-4 giorni dalla somministrazione del vaccino.
Nell’82.8% ( n=226 ) dei casi l’evento avverso è risultato non-grave e si è risolto o è migliorato nella maggior parte dei casi ( n=178; 65.2% ).

Allo stato attuale delle conoscenze, il ruolo della vaccinazione anti-COVID-19 nel causare una attivazione / ri-attivazione virale, in particolare relativa ai virus erpetici, al momento resta indeterminabile ed è difficile da stabilire, considerando il meccanismo d’azione dei vaccini e la potenziale coesistenza di altri fattori di rischio o predisponenti che non è sempre possibile escludere a livello individuale.
I vaccini in generale, infatti, compresi quelli anti-COVID-19, comportano una attivazione del sistema immunitario e non una eventuale soppressione. Quindi, non è chiaro come questa attivazione possa eventualmente interferire con i complessi meccanismi di tolleranza immunologica, ancora non del tutto noti, che permettono ad alcuni virus di rimanere latenti. Inoltre, a livello sia clinico che biologico, è difficile valutare l’impatto di condizioni quali lo stress da vaccinazione, lo stress strettamente connesso alla condizione pandemica o ad altri fattori psico-sociali e alcune condizioni para-fisiologiche che possono indurre uno stato di immunodepressione transitoria. ( Xagena2021 )

Fonte: Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19: Numero 3 - Periodo dal 27/12/2020 al 26/03/2021 - AIFA, 2021

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