Le infezioni sessualmente trasmesse (IST) rimangono una delle principali sfide per la salute pubblica in tutto il mondo. Tra queste, chlamydia, gonorrea e sifilide sono le più diffuse e rappresentano una minaccia costante, soprattutto tra i giovani. Nel 2021 negli Stati Uniti sono stati registrati circa 2,5 milioni di casi di queste tre infezioni, e la metà di questi riguardava persone tra i 15 e i 24 anni. Fortunatamente, i dati del 2024 mostrano una diminuzione del 9% rispetto all’anno precedente, segnando il terzo anno consecutivo di calo. Ma questo non significa che il problema sia risolto. Molte persone non sanno di essere infette, e senza trattamento, queste infezioni possono causare danni permanenti.
Chlamydia: l’epidemia silenziosa
La chlamydia, causata dal batterio Chlamydia trachomatis, è la più comune infezione sessualmente trasmessa a livello globale. Quasi il 70-95% delle donne e il 50% degli uomini non presentano sintomi. Per questo viene chiamata l’“epidemia silenziosa” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quando i sintomi appaiono, possono includere secrezioni anormali dal pene o dalla vagina, dolore durante la minzione, sanguinamenti tra un ciclo e l’altro, o dolore rettale. Ma l’assenza di sintomi non significa assenza di rischio.
Se non trattata, la chlamydia può causare la malattia infiammatoria pelvica (PID) nel 10-15% delle donne. Questa condizione può portare a gravidanze extrauterine, infertilità tubarica, e dolori cronici. Il trattamento è semplice e efficace: la doxiciclina (100 mg due volte al giorno per 7 giorni) o l’azitromicina (1 grammo in un’unica dose) hanno un tasso di guarigione superiore al 95%. Tuttavia, il 14-20% delle giovani donne si reinfecta entro un anno, per questo è fondamentale fare un controllo di ritorno dopo tre mesi.
Gonorrea: la minaccia della resistenza agli antibiotici
La gonorrea, causata da Neisseria gonorrhoeae, è la seconda IST più comune negli Stati Uniti. Anche qui, molti casi sono asintomatici, specialmente nelle donne. I sintomi visibili includono secrezioni gialle o verdi, dolore durante la minzione, e sanguinamenti anomali. Ma il vero problema non è solo la diffusione: è la resistenza agli antibiotici.
Fino a qualche anno fa, la gonorrea si trattava con un’unica dose di antibiotico. Oggi, i batteri hanno sviluppato resistenza a quasi tutti i farmaci disponibili. Per questo, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) raccomandano ora una terapia combinata: ceftriaxone (500 mg per iniezione intramuscolare) più azitromicina (1 grammo per bocca). Ma anche qui, la resistenza all’azitromicina è presente nel 30-50% dei casi in alcune aree. Per questo, la gonorrea è stata classificata come una “minaccia urgente” dai CDC.
Un’altra preoccupazione è il trattamento fallito nelle infezioni della gola. Qui, il tasso di fallimento è del 5-10%, rispetto all’1-3% delle infezioni urinarie. Per questo, i medici raccomandano un test di controllo dopo il trattamento per le infezioni faringee. La buona notizia? Un nuovo antibiotico, lo zoliflodacin, ha mostrato un’efficacia del 96% in prove cliniche di fase 3 e potrebbe essere approvato dalla FDA entro il 2025.
Sifilide: il grande imitatore
La sifilide, causata da Treponema pallidum, è meno comune ma molto più complessa. Si sviluppa in fasi distinte, e ogni fase ha sintomi diversi. Nella fase primaria, appare un’unica lesione indolore (il “chancre”) che può comparire da 3 giorni a 3 mesi dopo il contatto. Spesso viene ignorata perché non fa male e si risolve da sola.
Se non curata, passa alla fase secondaria: eruzioni cutanee (spesso sui palmi e piante), febbre, linfonodi ingrossati, mal di testa, e perdita di capelli. Questi sintomi possono apparire da 2 a 24 settimane dopo l’infezione e scomparire da soli. Ma il batterio è ancora nel corpo.
La fase terziaria, che può svilupparsi anni dopo, è la più pericolosa. Può danneggiare il cuore, il cervello, i nervi e gli occhi, causando paralisi, demenza o morte. Ecco perché la sifilide è stata chiamata “il grande imitatore”: i suoi sintomi assomigliano a quelli di molte altre malattie. Nel 2021, i casi di sifilide congenita (trasmessa dalla madre al bambino durante la gravidanza) sono aumentati del 273% rispetto al 2017. Per questo, i CDC ora raccomandano lo screening per la sifilide a tutte le donne incinte al primo controllo e di nuovo alla 28a settimana nelle zone ad alto rischio.
La cura è semplice: una sola iniezione di benzatina penicillina G (2,4 milioni di unità) per la sifilide precoce. Per la sifilide tardiva, servono tre iniezioni settimanali. Il trattamento funziona bene, ma solo se iniziato presto.
Prevenzione e profilassi: il ruolo del DoxyPEP
Una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni è la profilassi post-esposizione con doxiciclina, chiamata DoxyPEP. Tre studi randomizzati hanno dimostrato che assumere 200 mg di doxiciclina entro 72 ore dopo un rapporto sessuale non protetto riduce del 47-73% il rischio di contrarre chlamydia, gonorrea e sifilide. Ma questa strategia funziona solo per uomini che fanno sesso con uomini (MSM) e donne trans che assumono la PrEP per l’HIV. Uno studio su donne cisgender non ha mostrato alcun beneficio.
Per questo, i CDC raccomandano DoxyPEP solo per gruppi ad alto rischio. L’idea è di usarla come strumento mirato, non come soluzione universale. Il rischio principale è la promozione di resistenze antibiotiche, per cui non deve essere usata in modo indiscriminato.
Il ruolo dei partner e il test di controllo
Trattare solo la persona infetta non basta. I partner sessuali devono essere avvertiti e trattati. Per chlamydia e gonorrea, tutti i partner degli ultimi 60 giorni devono essere curati. Per la sifilide, il periodo sale a 90 giorni. Questo è fondamentale per interrompere la catena di trasmissione.
Il test di controllo dopo il trattamento è essenziale. Non perché il farmaco non funzioni, ma perché il rischio di reinfezione è alto. Le donne giovani hanno un tasso di reinfezione del 14-20% entro un anno. Per questo, i medici raccomandano un nuovo test dopo tre mesi, anche se non ci sono sintomi.
Disuguaglianze e costi
Le IST non colpiscono tutti allo stesso modo. Negli Stati Uniti, gli afroamericani hanno tassi di chlamydia 5,6 volte più alti, di gonorrea 6,7 volte più alti, e di sifilide 3,5 volte più alti rispetto ai bianchi. Queste disuguaglianze sono legate a fattori sociali: accesso limitato ai servizi sanitari, povertà, stigma, e mancanza di educazione sessuale.
Il costo economico è enorme. Negli Stati Uniti, le IST causano più di 16 miliardi di dollari all’anno in spese mediche dirette. Solo la chlamydia costa circa 500 milioni di dollari l’anno. Il mercato globale dei test per IST è valutato a 3,2 miliardi di dollari nel 2022 e dovrebbe raggiungere i 5,1 miliardi entro il 2028.
Prevenzione: il condono e l’educazione
Non esiste un vaccino per chlamydia, gonorrea o sifilide. La prevenzione più efficace resta l’uso corretto e costante del preservativo. L’uso del condone riduce la trasmissione della chlamydia e della gonorrea del 60-90% e della sifilide del 50-70%. Ma non basta. Serve anche un’educazione sessuale onesta e accessibile, specialmente per i giovani.
La chiave è la consapevolezza: se non sai di essere infetto, non puoi curarti. Se non curi, puoi danneggiare il tuo corpo e trasmettere l’infezione ad altri. E se non trattiamo le IST ora, rischiamo di perdere decenni di progressi.
Posso avere chlamydia senza sintomi?
Sì, la chlamydia è spesso asintomatica. Fino al 95% delle donne e il 50% degli uomini non mostrano segni di infezione. Questo è il motivo per cui lo screening regolare è fondamentale, soprattutto per chi ha più partner o pratica sesso non protetto.
Perché la gonorrea è più difficile da trattare?
Il batterio che causa la gonorrea, Neisseria gonorrhoeae, ha sviluppato resistenza a quasi tutti gli antibiotici usati in passato. Oggi, solo una combinazione di ceftriaxone e azitromicina funziona, ma anche questa è a rischio. La ricerca di nuovi farmaci è urgente, e un nuovo antibiotico, lo zoliflodacin, potrebbe essere disponibile entro il 2025.
La sifilide può essere curata dopo anni?
Sì, anche la sifilide tardiva può essere curata con antibiotici, ma i danni già causati (come lesioni al cervello o al cuore) non si possono invertire. Per questo, il trattamento precoce è vitale. Se la sifilide viene diagnosticata in tempo, il rischio di complicanze gravi scende drasticamente.
Cosa è il DoxyPEP e funziona per tutti?
Il DoxyPEP è un farmaco (doxiciclina) assunto entro 72 ore dopo un rapporto sessuale non protetto per prevenire le IST. Funziona bene per uomini che fanno sesso con uomini e donne trans che usano la PrEP. Ma non funziona per le donne cisgender, secondo gli studi. Per questo, non è raccomandato per tutti.
Perché i test di controllo dopo il trattamento sono importanti?
Perché il rischio di reinfezione è alto, specialmente tra i giovani. Il 14-20% delle donne sotto i 25 anni si reinfecta entro un anno. Il test di controllo non serve per verificare se il farmaco ha funzionato, ma per scoprire se sei stato nuovamente infettato da un partner non trattato.